Biografia completa di Wentworth

Biografia di Wentworth Miller:

 dall’infanzia al successo mondiale con Prison Break

Wentworth Earl Miller II e Joy Palm si conoscono al college di Yale quando sono de studenti. Wentworth Senior stava studiando legge e Joy stava facendo praticantato per diventare educatrice. Il 2 giugno 1972 Wentworth Earl Miller III nasce a Chipping Norton, Oxforshire, in Inghilterra.

Il nome Wentworth, tramandato da tre generazioni, proviene dal libro di Jane Austen ed in particolare dal personaggio di capitan Wentworth, libro al quale la bisnonna era molto affezionata. La parola Wentworth scomposta significa: “Went” è un fiume in Northumberland in Inghilterra mentre “worth” significa posto.

Il piccolo Wentworth trascorre i suoi primi anni di vita nell’ Oxfordshire dove il padre era ricercatore per suoi studi di giurisprudenza. Alla fine dell’esperienza come ricercatore in Inghilterra la famiglia Miller si trasferisce a New York.

Una volta tornato a New York il padre lavora come assistente distrettuale in uno studio legale e la madre lavora come educatrice. In una recente intervista Wentworth parla di quei tempi: ” Sono cresciuto con determinati principi etici. Se stai svolgendo un lavoro, fallo bene e non lasciarlo incompiuto” , “Mi ricordo che quando andavo a scuola  mio padre mi diceva ogni giorno una parola: ‘incrementi’, ogni test,  ogni esame, ogni conversazione con un insegnante, tutto aiutava per raggiungere il risultato finale, anche dopo il college, nella vita quotidiana per il resto della vita, tutto conta, ogni singolo frammento va poi sempre a formare qualcosa di più grande.”

Influenzato da determinati principi etici Wentworth fa la sua prima esperienza di recitazione all’asilo, da dove è magari scattata l’ispirazione recitativa, complice inconsciamente il padre: “La mia prima esperienza di recitazione fu all’asilo. Facevamo una recita sui dinosauri e  io dovevo fare il Tirannosauro Rex, dovevamo travestirci tutti con dei costumi, ma la maggior parte dei bambini arrivarono con delle specie di borse di plastica in testa, mentre mio padre mi fece una grande testa di T-Rex di cartone… e il giorno della recita  quando sono apparso sul palco con questa cosa in testa… feci un figurone.”

Durante il suo percorso scolastico prende parte alle recite scolastiche, quando i suoi genitori glielo permettono. Frequenta la scuola superiore Midwood a Brooklyn (NY) ed è quando per la prima volta gli si spezza il cuore. In terza superiore per un compito scolastico Wentworth decide di parlare in classe dell’albero genealogico della sua famiglia. La sua fidanzatina di allora non sapeva che Wentworth proveniva da una famiglia multirazziale e quando lo scoprì in classe gli disse “torna alle piantagioni, negro!”. Questa non fu ne la prima ne l’ultima volta che si generarono problemi e confusioni attorno alla sua identità razziale, Wentworth infatti è figlio di madre bianca e padre nero e la sua famiglia ha origini afro-americane, jamaicane, inglesi, tedesche, francesi, siriane e libanesi.

Mentre procedono gli studi alla Midwood High School, vive a Prospect Park (una zona di Brooklyn) che era per lui il suo piccolo universo, in questo periodo i suoi genitori hanno altre due figlie, le quali portano un grande cambiamento nella vita di Wentworth. Riguardo a Brooklyn commenta: “Puoi incontrare qualunque tipo di persona, sulla metropolitana puoi stare accanto a ogni tipo di persona differente per razza, credo o religione”. La famiglia Miller si sposta a Sewickley, zona più periferica rispetto a New York. ” I miei genitori hanno cercato per un bel po’ di trovare un posto dove abitare fuori dal centro urbano di New York, avevo due sorelle piccole e crescere in un ambiente troppo urbanizzato non sarebbe stato l’ideale per loro. C’è sempre questo ritmo caotico in una metropoli come New York che può esasperare ad un certo punto, e noi abbiamo vissuto a Brooklyn per 13 anni. I miei genitori avevano sentito dire grandi cose su Pittsburg e io non ebbi problemi a cambiare scuola. Volevo fare un’esperienza nuova, un anno in una scuola superiore di provincia”. C’era una grande differenza tra la Midwood High School di NY e la Quaker Valley Senior High School nella cittadina di Leetsdale, in Pennsylvania (appena fuori la città di Pittsburg). “La scuola di Brookly contava più di tremila studenti. Fu davvero una grossa svolta passare alla Quaker Valley che contava solo 400 studenti al massimo, ma fu in ogni caso una bella esperienza. Il mio concetto di scuola e di classe cambiò radicalmente, il che fu grandioso. Sewickley era un’intera cittadina che operava come un’ unica comunità e io trovai questo fatto un’ esperienza interessante e magnifica”.

Intanto il padre di Wentworth comincia a sviluppare un progetto educativo chiamato LEEWS (legal essay exam writing system – http://www.leews.com/) che si occupa di aiutare gli studenti di legge e giurisprudenza in difficoltà nella preparazione gli esami di legge.

Dopo aver ottenuto il diploma alla scuola superiore di Quaker Valley, Wentworth si iscrive a una delle università più prestigiose degli Stati Uniti, l’università di Princeton perché “Sono cresciuto in una famiglia che mi incoraggiava ma che allo stesso tempo era molto conservatrice ed era già pianificato che io dovessi andare al college e seguire una determinata carriera”.

Già prima di iscriversi a Princeton Wentworth si faceva molti problemi sul fatto di essere accettato dai suoi nuovi compagni del college per le sue origini multirazziali. Avrebbe dovuto avvertire chiunque avrebbe conosciuto di essere “diverso”? I suoi genitori gli consigliarono di mettere una foto di famiglia sul comodino del dormitorio così i suoi amici avrebbero capito subito, senza bisogno di spiegare la situazione.

In quegli anni gli fu dato il soprannome “Stinky” che lo ha accompagnato dalle superiori sino a Princeton. “Mi chiamavano così perché ero molto sarcastico e questo spesso mi portava ad avere problemi con gli altri ma ora sono un bravo ragazzo”. Nel 1994 quando Wentworth inizia il suo primo anno di università a Princeton ci fu un piccolo incidente diplomatico se così si può definire. Questo incidente di tipo razziale ritornerà poi a galla nel 2003 quando in occasione della partecipazione di Wentworth come protagonista del film “The Human Stain” (“la macchia umana” in Italia), il New York Post cita l’incidente del 1994.

L’incidente in questione riguarda un fumetto pubblicato sul giornale Daily Princetonian che Wentworth disegnò e che ritraeva il professore di studi afro-americani Cornel West recentemente trasferitosi da Harvard a Princeton. Il fumetto ritraeva Muffy, una studentessa bianca di Harvard, che immaginava una lezione del professor West che diceva “La lezione di oggi è intitolata ‘Ritmo: perché nessuno di voi ce l’ha e come averlo’ “. (Questo riferimento al ritmo ha origine dalla credenza popolare che “i neri” abbiano il ritmo e la musica nel sangue, mentre “i bianchi” no). Il professor West era anche descritto come il “nuovo acquisto” della facoltà, che in gergo accademico è un termine utilizzato per le nuove cattedre.

Purtroppo il sarcasmo di una matricola del primo anno non viene compreso e il termine “nuovo acquisto” viene interpretato da molti come un riferimento alla schiavitù afro americana, che è certamente un tema molto sensibile nel popolo statunitense. Così nei giorni successivi alla pubblicazione del fumetto dozzine di lettere di protesta arrivarono alla redazione del Daily Princetonian da studenti arrabbiati e membri dell’università, tra cui anche le proteste dello scrittore Toni Morrison, tutto questo provocò una grossa polemica, e tutti si chiedevano chi fosse questa matricola, che ovviamente credevano bianco e Wentworth fu ben presto etichettato come il razzista del campus. Per non creare ulteriori polemiche, Wentworth decide di starsene in disparte da tutto questo e di non replicare alle accuse arrivate al Daily Princetonian, dato le sue origini lui era tutto fuorché un razzista e questo gli bastava per non badare alle voci della controversia.

Una citazione da una intervista di Wentworth su questa vicenda:

“Invece di farmi avanti e spiegare cosa volevo dire con la vignetta e dichiarare le mie radici etniche come prova che non avevo davvero alcuna intenzione di ferire i sentimenti di nessuno, decisi di rimanere in silenzio. Pensai che se loro non mi avevano capito io non dovevo spiegar loro nulla. Le persone che al campus realmente conoscevano me e le mie origini mi hanno compreso, ma credo che la maggioranza della gente del campus pensava solo a quel nome sul giornale e non mi associarono nemmeno alla vignetta.”

Nel frattempo i suoi studi procedevano bene a Princeton tanto che andò in tour con il gruppo acapella chiamato i “Princeton Tigertones”. Wentworth trascorse circa un anno in giro per gli States e un’estate intera in Europa e ricorda quell’ esperienza come “il miglior modo per vedere il mondo” .

Per maggiori informazioni sull’album “Bachelor Days” dei Princeton Tigertones visita l’indirizzo web: http://www.tigertones.com/album_bachelordays.shtml

Wentworth all’ ultimo anno a Princeton scrive la tesi di laurea dal titolo “Doubling and the Identity Construct in Charlotte Perkins Gilman’s ‘The Yellow Wallpaper,’ Jean Rhys’s Wide Sargasso Sea, and Charlotte Bronte’s Jane Eyre” di 116 pagine. Per maggiori informazioni: http://libweb5.princeton.edu/theses/thesesid.asp?ID=1735

TESI NUMERO: 6138
TITOLO: Doubling and the Identity Construct in Charlotte Perkins Gilman’s “The Yellow Wallpaper,” Jean Rhys’s Wide Sargasso Sea, and Charlotte Bronte’s Jane Eyre (116 pages).
AUTORE: Wentworth Earl Miller, III (1995), Dipartimento di inglese
ADVISOR: Dent, Gina
REPERIBILE: nella libreria Mudd

Laureatosi a Princeton nel 1995 con una laurea in Letteratura Inglese , Wentworth, come ogni neo laureato si trova a decidere che farne della sua vita. “Princeton era un ambiente così conservativo, un terzo dei miei compagni aveva pianificato di seguire studi medici, un’altra parte di iscriversi a giurisprudenza o di andare a lavorare a Wall Street, e quindi fare della recitazione un lavoro mi sembrava una scelta assai rischiosa”. Ad ogni modo dopo la laurea Wentworth lascia New York per trasferirsi a Los Angeles in modo tale da entrare nel mondo dello spettacolo. Il suo piano era quello di lavorare dietro le quinte come produttore in modo così da avere una busta paga sicura a fine mese.

Un nuovo inizio

A Los Angeles trova cultura ed ambiente completamente diversi. Nessuno sembrava fosse interessato a lui ed ha dovuto farsi strada da solo.

Miller racconta che nel primo periodo il suo lavoro era quello di un qualsiasi apprendista, un “tuttofare” insomma, e parla dei weekend trascorsi in ufficio, un po’ perché doveva, un po’ perché non aveva l’aria condizionata a casa ed invece in ufficio si, racconta che girovagava per i corridoi tra la sala conferenze e la cucina della Compagnia, trascorreva le giornate a riguardare filmati, fino a quando ha realizzato che non era quello il mestiere che voleva fare, voleva diventare attore.

Andò dal capo e si licenziò, non senza sentirsi dire che stava commettendo un errore.

Il capo era stato promosso e voleva che Miller lo seguisse, con lavoro e stipendio sicuri ma rifiutò, continuava a pensare che non era quello che voleva fare.

Iniziò un periodo difficile, fatto di lavori saltuari e ben poco attinenti alla recitazione, periodo in cui le basse finanze, lo portarono a vendere le sue collezioni di CD pur di pagare l’affitto, ma trovò il tempo ed il modo di iscriversi ad un corso di recitazione dove capì cosa significava per lui recitare “Trovarsi e scoprire se stessi dentro un personaggio, esplorando lati della personalità che nella normalità rimarrebbero nascosti”.

Nel 1998 ha ottenuto un ruolo in “Buffy- L’Ammazzavampiri” dove interpretava Cage Petronzi (capitano della squadra di nuoto che si trasformava in un mostro marino, nell’episodio “Go Fish”). Poi il ruolo di Nelson in “Time of Your Life”  nel Novembre del 1999 (comparve nell’ ultimo episodio “The Time the Truth Was Told”), dopo di che, niente per un anno.

Tutta l’incertezza scaturita dal lavoro saltuario ha fatto si che dopo sei mesi tornasse al suo vecchio lavoro. Parlando del capo “Ha avuto la grazia di non dirmi ‘ Te l’avevo detto’. Ho sostituito molta gente all’interno dell’industria cinematografica. Ho passato tre mesi a scrivere contratti per gli altri attori lavorando per una grande agenzia, è stata dura, ma ero contento di avere quella prospettiva. C’erano persone che si aspettavano che saltassi in piedi per fare esattamente quello che faceva un assistente ma generalmente la maggior parte delle persone voleva che stessi li a scaldare la sedia. Così ho letto molto mescolandomi alla carta da parati. E’ stata la mia principale attività come sostituto segretario, la più apprezzata. Non vogliono che qualcuno rompa le scatole, bisogna fare le ruote di scorta. A volte penso che avrei dovuto prendere una laurea in legge online. Ho perso tanto di quel tempo!”

Ha lavorato per la compagnia Hill/Fields Entertainment così come per altre reti e compagnie, è stato anche creditato per spettacoli televisivi come Gone in the Night (1996), Shaunessy (1996) e Vows of Deception (1996).

I soci/produttori di questi progetti erano Bernadette Caulfield, Joel Field, Ardythe Goergens, Leonard Hall e Susan Rosner, con i quali probabilmente ha lavorato come interno.

La differenza tra la prima volta che ha lavorato come interno e questa, era che svolgeva l’ impiego mentre cercava lavoro come attore. Dopo “Time of Your Life” ha continuato a fare audizioni finché all’inizio del 2000 è apparso in due episodi della serie tv “Popular” nella parte di Adam Rotchild/Ryan, un misterioso nuovo studente che cerca di diventare il primo ragazzo Cheerleader, disposto a tutto pur di ottenere quello che voleva (episodi “Il Segreto di Adam” e “Tutti per uno uno per tutti”). Un altro lavoro, un paio di mesi dopo, in “Time of your Life”, riprendendo il suo personaggio Nelson, nell’episodio “The Time They Got E-Rotic”. Quattro mesi dopo appare in “E.R.” come Mike Palmieri, studente e giocatore di football ferito durante uno scontro di gioco. Sempre durante quello stesso anno è apparso in “Romeo e Giulietta”, una produzione inglese con il regista Colin Cox con cui più tardi ha continuato a collaborare nelle produzioni teatrali come associato ( http://www.willandcompany.com/personnel.html). Il suo ruolo era Paride, il geloso conte che ha sposato Giulietta.

Durante tutto questo tempo, ha lavorato anche come addetto stampa per l’Asian American Theatre a New York.

Preziosa esperienza per fare pratica nella promozione dei suoi film e progetti tv. (http://www.naatco.org/?productions/1994_our_town/index.html)

Il 2000 per lui è stato un anno molto prolifico, ha lavorato in qualche serie televisiva e film, ma dopo niente. Il 2001 è stato un anno tranquillo. L’unico progetto a cui ha lavorato durante quell’anno è stato un corto (Short Film) chiamato “Room 302” del regista Erma Elzy-Jones.

Interpretava il cameriere di due donne, chiuse in una stanza d’albergo che si confrontavano sulle lacrime ed il risentimento dopo lo shock per il verdetto su OJ Simpson.

A quanto sembra si è trovato davanti molte difficoltà per ritagliarsi un posto a Hollywood.

“Ogni giorno definisco me stesso agli altri per evitare che mi definiscano… Poi vai a Hollywood ed il corso dell’audizione è: ‘Bene, come mi vede?’ ‘Dove mi adatto?’ ‘Che tipo di sfumatura devo dare?’ “

Naturalmente la famiglia era parte interessata. “Durante il mio periodo di disoccupazione, ho ricevuto una mail da mio padre che diceva: ‘Ho letto che la Polizia di Los Angels ha un programma di riservisti. E forse, è una cosa a cui puoi essere interessato.’ ” Ma non lo era.

Non ha dato scampo ai genitori, avrebbe continuato per la sua strada.

Ha passato gran parte del 2001 lavorando allo sviluppo della rete ABC, fino a che non ha ottenuto un ruolo da attore. Si trattava di lavorare nella mini serie “Dinotopia” per la rete ABC, la stessa per cui lavorava da interno. “Tutto è ritornato al punto di partenza”.

“Hanno cercato i due fratelli per due mesi. Poi sono andato io, ho letto il ruolo di Karl e loro hanno detto che gli piacevo e che mi avrebbero richiamato nel pomeriggio.

Così sono tornato, avevano quattro David e quattro Karl. Erano persone da mettere insieme per vedere quali avessero la giusta alchimia”. Così ho letto la parte di Karl per la maggior parte del pomeriggio quando il regista, Marco Brambilla, mi chiese di provare la parte di David. Così sono uscito nel corridoio ed ho studiato la parte di David per 5 minuti o forse meno, sono rientrato ed ho letto la parte insieme a Tyron Leitso. Due giorni dopo avevamo tutti e due la parte.

Sono contento che le cose siano andate così perché anche se sono entrambi bei personaggi, ero interessato al ruolo di David, perché poteva volare sulla schiena dei dinosauri”

Di questo progetto Miller dice di essere stato attirato dal risvolto dell’ambientazione “Guerney non ha solo creato un mondo fantastico ma ne ha creato uno con un codice morale. E’ un mondo dove la tolleranza verso gli altri è apprezzata, dove la gente è incoraggiata ad essere un tutt’uno con il proprio ambiente – provare ad andare d’accordo nel miglior modo possibile. Questo è un messaggio importante che non riguarda solo i bambini, ma anche agli adulti, dato che è facile che ci siano molti fans adulti che prendono “Dinotopia” ed il suo codice morale molto seriamente. Ero molto intrigato da questo e anche dal fatto che fosse una produzione Hallmark. Fanno cose di qualità – sono conosciuti proprio per la qualità dell’intrattenimento familiare”.

La famiglia e la comunità continuano ad essere i temi fondamentali nella scelta dei progetti cinematografici e televisivi a cui Wentworth si presenta per le audizioni. Proprio in quel periodo i suoi genitori stavano affrontando la causa di divorzio ed ha dovuto accettare che la sua solida famiglia non ci fosse più.

L’ esperienza di girare il primo ruolo da protagonista fu faticoso per lui, in quanto fece da solo le “acrobazie”, scalate, nuotate, scene di lotta come pure le passeggiate sui dinosauri (ovviamente si parla di simulatori di dinosauri!). La sua esperienza recitativa di giocatore di football e capitano della squadra di nuoto, lo ha preparato fisicamente all’interpretazione del ruolo.

Considerando che nella realtà Wentworth si considera un pantofolaio il suo ruolo è completamente l’opposto – il personaggio si trasforma da vulnerabile ed inattivo a forte, intrepido e dal temperamento concreto…

Durante la post-prosuzione di Dinotopia, Wentworth ha collaborato alla realizzazione di un documentario per lo show ed ha fatto interviste di propria iniziativa che lo avrebbero anche preparato per il futuro lavoro promozionale che avrebbe dovuto fare.

Dinotopia è andato bene quando è uscito sulla ABC ed è stata una delle più costose mini serie tv mai prodotte. La troupe CGI ha vinto un Emmy Award per lo sforzo e dietro al successo delle mini serie, la ABC ha poi deciso di commissionare intere serie con attori differenti nei ruoli principali. Sfortunatamente la serie non è andata bene ed è stata presto cancellata. Tutte le speranze che Wentworth aveva che questo sarebbe stato il ruolo che lo avrebbe portato alla svolta professionale, si sono infrante.

Sopportando il macigno piombato in testa, ha ricominciato a fare audizioni fino a che è riuscito ad ottenere due ruoli. Uno era il Dr Adam Lockwood in “Underworld” un lungometraggio che raccontava la guerra tra due differenti comunità (Vampiri contro Licantropi). Presi tra le due comunità, ci sono due uomini, l’eroe Michael Corvin, un uomo morso da un licantropo e da un vampiro che diventa una specie di mix tra vampiri, licantropi e umani. L’altro uomo, nel mezzo delle due fazioni è il Dr. Adam Lockwood (il personaggio di Wentworth) che tradisce Michael.

Originariamente Miller voleva la parte di Michael Corvin ma l’ha persa a favore di Scott Speedman.

Al regista piaceva Wentworth e gli affidò la parte del dottore.

Miller interpretò questo personaggio ed un altro ne arrivò, ne “La Macchia Umana”. Che fosse questo il ruolo che gli avrebbe permesso la svolta che tanto aspettava?

Sommerso dai ricordi

Quando Miller ha ricevuto dal suo agente il copione per “La Macchia Umana”, si è sentito dire che era un ruolo perfetto per lui e se ne preoccupò. Cosa sarebbe successo se non avesse ottenuto la parte? Cosa avrebbe detto il suo agente di lui? Lo preoccupava anche l’essere rinchiuso in uno stereotipo, voleva continuare ad avere la possibilità di interpretare qualsiasi ruolo.

Ma alla fine vinse le sue perplessità e si presentò all’audizione.

Fu provinato dal Direttore del Casting. Deb Aquilla, che  gli ha riferito che riteneva la storia potente e non succedeva spesso.

Miller disse che la storia gli piaceva molto perché fungeva da cassa di risonanza, per lui e le minoranze ed era convinto di poter dare le giuste sfumature al personaggio. La Aquilla rimase sorpresa, ricorda il giorno del provino di Miller e di essersi sentita in imbarazzo a parlare con lui delle sue origini razziali. Ma mentre cercava il modo migliore per avere informazioni, lui sorridendo, candidamente gli disse di essere figlio di un uomo nero e di una donna bianca e quindi era ben consapevole di cosa succedeva al personaggio in quanto erano situazioni che aveva vissuto in prima persona. Poi gli parlò di cosa successe all’Università di Princeton con il fumetto che aveva disegnato e di come poteva raccontare il personaggio che veniva emarginato dagli amici e dai colleghi “politicamente corretti”.

Fecero un bel discorso, “E’ stato quasi troppo bello” dice Miller, perché in tutto il tempo passato a leggere, si è sentito crescere dentro il desiderio di dare qualcosa, ed ha fatto  forse molto di più di quanto ci si aspettasse da lui alla prima lettura.

Fortunatamente quel giorno era in una di quelle situazioni in cui ha avuto il meglio da se stesso.

Alla fine, lui piangeva, lei piangeva, hanno fatto tutte le scene più dure del film e così, nel giro di un mese, è arrivato davanti a Robert Benton.

Robert Benton anche ricorda il provino e commenta dicendo che Miller aveva una calma magistrale, rara, e che quando gli capitava di avere discussioni con un attore, usava sempre Miller come esempio.

Di tutti gli anni di regia (una decina), Benton ricorda solo una paio di momenti speciali sperimentati durante le audizioni. Il primo è stato con Justin Henry, il bambino che interpretava Billy in “Kramer Vs Kramer” che lui stesso aveva diretto, il secondo è Miller. Per quanto lo riguardava, erano perfetti entrambi.

Miller dice “Sembra strano, ma mi chiesero di provare che quello che avevo detto fosse vero, ritenevano che un attore pur di ottenere una parte fosse capace di dire qualsiasi cosa, così presi il mio album di famiglia, dagli antenati in poi e andai a fotocopiarlo da Kinko’s. Mentre me ne stavo li davanti alla fotocopiatrice, guardavo tutte quelle facce e mi chiedevo cosa ne potessero pensare loro fino a che mi venne il dubbio ‘Oddio, tutto questo mi ha portato a questo ruolo?’. Ovviamente no, ma in qualche modo anche si. E’ stato solo al momento giusto, il ruolo giusto al posto giusto”.

Tornò agli studi e gli comunicarono che aveva ottenuto la parte, così istintivamente abbraccio tutti i presenti. Quando uscì dal palazzo della Paramount, dove aveva trascorso gli ultimi cinque anni di vita, racconta di aver detto a se stesso che quello che stava vivendo era un momento raro nella vita ed era colmo di gratitudine… dopo di che, chiamò la mamma.

Era incredibilmente onorato di presentare quella storia alla famiglia, molto desiderosa di vedere cosa fosse, ma non perché faceva parte del cast, piuttosto perché toccava questioni inerenti le vite di ognuno di loro.

Nel prepararsi per questo ruolo, si ritrovò ancora una volta a riflettere sul suo passato e su chi fosse. Sulla sua identità.

“La Macchia Umana” è un film che gli ha lasciato molti interrogativi su come percepiva gli altri e se stesso e, ulteriormente, sulle basi della sua vita e sulle sue convinzioni.

Il personaggio di Coleman Silk lo interessava perché lo riteneva intenso e molto ambizioso, definito però dal suo ambiente come nero, nell’America del 1940. Si sentiva prigioniero e quindi decise di evadere da tutto, cosa molto audace, coraggiosa, ma in definitiva la più distruttiva che mai potesse fare, perché lo rinchiuse dentro un’altra prigione, ma se l’era costruita lui stesso.

Passando per bianco, intraprende una vita che non tiene conto dell’intimità, in quanto non è mai stato completamente onesto con sua moglie. Inoltre vivendo nella paura perché ogni volta che entrava in una stanza c’era il pericolo che qualcuno lo riconoscesse per quello che era.

Miller sente che per prepararsi a questo ruolo era importante che, come attore, non doveva condannare ne condonare il suo carattere (se stesso) perché non avrebbe tenuto conto della complessità del tutto. Coleman era limitato dalle definizioni che lo soffocavano e voleva liberarsi. Questo è qualcosa che nessuno poteva raccontare e che avrebbe guidato il film oltre la razza.

Per interpretare il giovane Coleman durante il periodo dell’università, e quindi prima che decidesse di negare la sua razza e farsi passare per ebreo, Miller ha dovuto allenarsi come un pugile, che il giovane Coleman aveva come hobbie. Ha lavorato con lo stesso preparatore atletico di Denzel Washington per “The Hurricane”. Sono stati tre mesi di allenamento, cinque giorni a settimana, 4/5 ore al giorno. Poi un mese di preparazione coreografica. In tutto quattro mesi di preparazione, 12 ore di riprese per 30 secondi di film.

Ancora una volta la precedente esperienza di preparazione fisica, gli è tornata utile nella lavorazione del personaggio. Ma niente lo avrebbe preparato al “confronto” con un attore di serie A come Anthony Hopkins, che interpretava il vecchio Coleman Silk.

Per Miller era una grossa responsabilità, un onore, ma non sapeva come relazionarsi a lui. Anthony Hopkins era una leggenda, Miller era da sempre un suo grande fan perciò si senti obbligato ad adattare la propria interpretazione a quella di Sir Anthony piuttosto che farne un’altra. Così alla fine, è andato ad affittare ogni film di Hopkins nel tentativo di provare a rubare qualche particolarità delle sue interpretazioni, interiorizzarle e farle sue.

Quando le riprese de “La Macchia Umana” terminarono, i ricordi di cosa accadde a Princeton con l’incidente del fumetto su Cornel West, gli tornarono alla mente.

Scrisse una lettera a Cornel West scusandosi di quanto accaduto e per informarlo del ruolo ottenuto ne “La Macchia Umana”. Non ricevette nessuna risposta.

Tornato al lavoro, i produttori dissero che avrebbe dovuto prendere parte alla promozione del film. Questo tour avrebbe implicato la sua partecipazione alla prima del film insieme alle co-stars, in diverse città europee e statunitensi, tipo Chicago, Denver, New York ed in alcune città europee come Londra e Venezia. Per un raro colpo di fortuna, la sua collega Anna Deveare Smith, che interpretava il ruolo di sua madre nel film, era amica di Cornel West, che quindi si presentò alla premiere di New York. Miller racconta che la prima cosa che fece West quando si incontrarono fu abbracciarlo e questo significò molto per lui.

L’esperienza di guardarsi sul grande schermo, mescolò i sentimenti che provava con i ricordi, ancora una volta personali e dolorosi.

Miller dice” Quando ho visto il film per la prima volta al Festival del Cinema di Venezia, dopo mi sono sentito in imbarazzo, non in maniera cattiva ma nel modo in cui ci si sente quando si mette in gioco qualcosa di molto privato, qualcosa di ciò che è accaduto tra me e Jacinda Barret o qualcosa che è rimasto doloroso per me nella mia vita. Improvvisamente tutta la gente veniva da me, voleva parlare con me di tutto questo, dialogare con me ed io non ne avevo mai parlato a nessuno, per me erano cose personali e rimanevano questioni private con cui confrontarmi e con cui scendere a compromessi ogni giorno. Non avevo idea di chi fossero, ma loro sapevano chi ero io. Non avevo idea per chi lavorassero ed ero spaventato.”

Malgrado i pensieri e le emozioni lo tormentassero continuò a promuovere il film. Fece diversi servizi fotografici e rilasciò molte interviste da solo e prese parte alle conferenze stampa insieme agli altri attori.

I critici erano confusi ed incuriositi dal perché un giovane ragazzo bianco avesse avuto la parte di un personaggio che si supponeva dovesse avere la pelle nera.

Ancora una volta Wentworth si ritrovò costretto a spiegare le sue origini razziali per evitare di essere scambiato per un bianco.

Ironicamente Toni Morrison, che era stato coinvolto nella campagna contro Wentworth a Princeton a causa del fumetto, sarebbe stata la persona che avrebbe continuato a citare per spiegarsi, dice “C’è una grande citazione nel romanzo di Morrison ‘Beloved’: Le definizioni appartengono a chi definisce, non a chi è definito. Costantemente definisco me stesso agli altri per timore che loro definiscano me”.

Gli fu anche chiesto come percepisse il razzismo in America e le risoluzioni razziali. “Per quanto sia attuale neri contro afro-americani, io ho un problema con il trattino, non voglio essere afro-americano, cinese-americano o irlandese-americano. La mia famiglia vive in questo paese da generazioni, non c’è ragione al mondo per cui non dovrei reclamare di essere solo americano.”

Successivamente si è tornato a parlare della sua nazionalità quando ha rivelato di possedere il doppio passaporto, uno inglese e uno americano. Ma principalmente, per quanto gli interessa, lui è “Prima, poi e sempre americano”.

Ha parlato anche delle sue esperienza con il razzismo “In generale non sono situazioni originali, come stare con un gruppo di amici bianchi e qualcuno ti chiama negro, è come ricevere una coltellata. Trovarsi in questo genere di situazioni è come avere piccole ferite, ma tu ci soffri abbastanza e ti sembra di morire così quando accadono queste cose ti trovi ad affrontare un dilemma ‘ Devo fermare tutto ed intervenire? E’ esattamente ciò che faresti ogni singola volta, ma ho cose migliori da fare che educare la gente, questo serve a crescere mentre sviluppi molte cicatrici” .

La sua visione è superficiale “Ovviamente, l’approvazione è qualcosa che non mi ha mai sfiorato la mente, non ho mai dovuto pensarci perché sono abbastanza fortunato ad essere nato in una generazione in cui posso essere orgoglioso di quello che sono. Ma essere un miscuglio di razze ti porta comunque a dover affrontare una serie di sfide. Non è più impegnativo essere questo, quello o quell‘altro, ma solo diverso.

Ad esempio non ho mai sperimentato la parte più dura, non mi hanno mai chiesto di pagare un pasto prima di mangiarlo, non mi hanno mai trascinato fuori dalla macchina perché guidavo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sono stato molto fortunato.”

Uno sconvolgente incidente con un giornalista gli ha fatto comprendere la realtà del razzismo e di come il vocabolario potesse essere potente.

“Stavo parlando con un reporter a New York, quando mi ha detto ‘Allora sei un bastardo’, gli ho risposto che ritenevo il termine bastardo profondamente offensivo, così ha fatto un passo in dietro ed ha detto ‘Anche io sono un bastardo, sono metà tedesco e metà irlandese’, ho risposto ancora che questo significasse solo il suo essere bianco, ma lo ringraziavo per la spiegazione.”

Avvicinato dagli spettatori di razza mista, Miller dice “Sono orgogliosi di vedere uno come loro sullo schermo”.

In termini di recitazione gli fu chiesto con quale attore si sentisse più in competizione e lui rispose Josh Hartnett. E sulla carriera futura?  “Dico che se dovessi aspettare solo ruoli che chiarifichino il mio “temperamento” razziale, aspetterei per molto, molto, molto tempo. Voglio aspirare  a qualcosa tipo Denzel Washington, che cerca di trovare copioni scritti per attori bianchi o Jodie Foster che legge copioni per attori maschi. Ho detto ai miei agenti che possono mandarmi qualsiasi ruolo di qualsiasi etnia e che sia stato scritto per un attore caucasico, se la razza non è importante per il film.

Penso che la razza di un attore sia importante se è importante per il film. Se vuoi fare una produzione di ‘Romeo e Giulietta’ interamente eschimese, bene, che Dio ti benedica, non posso far altro che vederlo, ma se vuoi fare una produzione eschimese di ‘Via Col Vento’ il tutto è leggermente più problematico”.

Come già accaduto in precedenza con Dinotopia, per un caso fortuito approda ad un ruolo da protagonista per lo stesso network per cui aveva lavorato da interno. Incontrando Cornel West dopo tutti questi anni e appianando le divergenze, si è imbattuto nei dirigenti per cui lavorava. “Ora c’è gente che viene da me ai festival dei film e dicono cose tipo ‘Ma non eri tu quello che faceva le fotocopie?’ adesso che mi ritrovo nella posizione in cui un pezzo grosso ride a tutte le mie battute e stupidaggini, penso ‘Sai che ho portato il caffè a gente come te per sei anni…’. La so lunga per quanto posso perché ho visto l’altra parte.” Avverte poi tutti di essere più gentili con i loro subalterni perché non sapranno mai quando si ritroveranno a fare affari con loro.

Con la promozione e le recensioni, si è scatenato un brusio elettrizzante, quasi tutti i critici lodavano la sua interpretazione ed erano sicuri che meritasse la candidatura all’Oscar come attore non protagonista per il suo ruolo nel film.

Miller era eccitato ed il film era uscito giusto in tempo per le nomine agli Oscar. La produzione aspettava con ansia.

Niente.

Nemmeno una candidatura. Sembra che i critici non abbiano apprezzato Anthony Hopkins nel ruolo di nero e la bella ma scarna Nicole Kidman in quello di domestica, troppo poco realistici.

Anche l’Academy sembrò pensarla così. Ancora una volta, come per Dinotopia, Miller ha perso quella che doveva essere una grande occasione di svolta.

E ancora una volta si ritrovò disoccupato, dal 2003 fino al tardo 2004 e ricominciò da zero.

Durante tutto questo periodo ha riflettuto su quanto accaduto tornando a lavorare in teatro per il musical di William Finns per il 25° anniversario della Gara di Ortografia di Putnam (che suppongo essere un nome di scuola o roba simile).

Era la parodia di un gioco a premi dove in un’arena si scontravano bambini contro bambini, per determinare chi di loro avesse più padronanza del vocabolario. In questa versione competevano gli adulti, non solo uno contro l’altro per il titolo, ma anche sfidandosi nei ricordi passati, per la pressione subita dai genitori per diventare “i migliori”. Per questo ruolo, il suo inglese ed il suo amore per lo Scarabeo tornarono utili. (http://www.playbill.com/news/article/83889.html)

Un cambiamento nell’atteggiamento

Mentre cercava di ottenere un lavoro nel periodo 2003-2004, Miller ha imparato una lezione importante che lo ha portato a cambiare atteggiamento.

“Avevo detto a me stesso che ‘La Macchia Umana’ mi avrebbe permesso di farmi un nome ed il film in effetti mi ha aperto molte porte, ma quando le ho attraversate mi sono ritrovato a dover competere con  un sacco di ragazzi già apparsi sulle copertine di molti giornali. A Hollywood funziona così e la tendenza attuale è riempire il film con gente la cui popolarità è scaturita dalla visibilità mediatica, mentre le capacità ed il talento erano requisiti non necessari. Può essere un’esperienza incredibilmente frustrante, ma alla fine della giornata hai fatto qualcosa per te stesso.”

Così l’ha fatto. Ha realizzato altri servizi fotografici affidandosi a fotografi affermati e si è fatto mettere in copertina su diverse riviste, si intrattenimento e di moda, come L’Uomo, Vogue, Abercrombie e Fitch per la ristampa di Natale.

Il cambio d’atteggiamento si è ripercosso anche nell’approccio ai provini, dice “Solo di recente ho capito che una delle trappole ai provini è entrare nella stanza sentendosi ospite di qualcuno, stando attento a tutto. Quello che devi fare è entrare li sentendoti tu il padrone di casa e padrone della situazione.”

“Ho realizzato che la differenza tra la maggior parte degli attori e Anthony Hopkins è che molti attori non vogliono fare scelte sul personaggio. Non c’è niente di meglio che leggere un copione ed immaginare che tipo potrebbe essere, come potrebbe essere divertente farlo, come ti vestirai, camminerai, mangerai, parlerai e tutto il resto. Molti attori fanno questo tipo di scelte, ma dubitano e quando affrontano il provino si intuisce il sottotitolo ‘E’ giusto? Vado bene? Funziona così?’.

Nel momento in cui Anthony Hopkins fa una scelta, la porta avanti fino in fondo con convinzione. Il cambiare atteggiamento è stato critico per me ma mi ha aiutato ad ottenere il meglio dalle mie esperienze nelle audizioni.”

Inoltre ha osservato e analizzato il sistema Hollywoodiano ed è arrivato alla conclusione che “E’ molto facile nel lavoro essere un giovane Tom Cruise o un giovane Tom Hanks. La gente sa cosa fare con te perché ti guarda e dice ‘ Ahhh, un giovane Tom Hanks, ha già funzionato bene, stavolta funzionerà ancora meglio”.

Realizzando di essere diverso è sceso a patti con i suoi progetti “E’ un’altra cosa essere fuori dal sentiero conosciuto perché significa che stai per fare qualcosa che non è mai stata fatta prima”.

Questo cambio d’atteggiamento l’ha aiutato nell’assicurarsi un lavoro. Nel 2004 ha girato un altro corto intitolato “The Hour” del regista inglese Ash, ambientato in una prigione.

Ancora una volta l’ironia della sorte si è divertita a giocare con lui in quanto pochi mesi dopo è stato chiamato per un provino in Prison Break.

“Quando sono entrato nella stanza dove dovevo fare il provino per Prison Break, mi sono accorto che avevo lavorato da assistente per un terzo dei presenti. C’erano una trentina di dirigenti di network seduti lì ed alcuni di loro mi hanno riconosciuto come il ‘ragazzo delle fotocopie’. ”

Wentworth ricorda che tutto il processo per il provino e l’assegnazione della parte fu molto veloce. Ha ricevuto il copione il venerdì, è andato al provino il lunedì ed il martedì ha avuto la parte.

Con l’ultimo gruppo di attori che il network aveva provinato si era arrivati quasi alla fine della pre-produzione.

Era teso per il ruolo di Micheal Scofield in Prison Break perché era un personaggio intelligentissimo, spietato e ossessionato. Dice “Ero sicuro che sarebbe arrivato il momento in cui avrei dubitato, il momento in cui mi sarei chiesto quanto di me ci fosse nel personaggio. Era una situazione in cui il cervello e la preparazione non garantivano che non si sarebbe spezzato le ossa, ma era un  uomo buono spinto da una nobile causa e questo richiedeva che si sporcasse le mani. Non è solo un telefilm d’azione, è soprattutto una storia basata sulla famiglia. Quanto può spingersi oltre una persona per amore di un’altra? Nel caso di Micheal, almeno tutto il tragitto fino al muro. Ed è un grande show in cui esploriamo molto la famiglia, ciò che significa dedicarsi a qualcosa, ciò che significa essere uomo”.

Le tematiche della famiglia, della società e dell’essere imprigionato ricorrevano nuovamente nelle sue scelte professionali ma questa volta l’imprigionamento era concreto, mentre nel film “La macchia umana” era più una ghettizzazione psicologica e sociale. In Prison Break ricopriva invece il ruolo di un uomo bianco che si trova nel bel mezzo di scontri tra due comunità di carcerati ben distinte, quella dei bianchi e quella dei neri e a lui fu chiesto di prendere una posizione ben precisa in merito, il suo personaggio (Michael Scofield) decide invece di non parteggiare per gli uni o gli altri e in questo modo verrà odiato da entrambi i gruppi.Da fine novembre iniziarono le riprese del primo episodio di Prison Break da presentare ai dirigenti del network. Il destino dello show dipendeva dalla qualità del primo episodio. Dopo la fine delle riprese dell’ episodio pilota al regista Brett Ratner fu chiesto di girare due video musicali del nuovo album di Mariah Carey, ovvero “It’s like that” e “We belong together”. Brett Ratner accettò la proposta e decise di scegliere Wentworth da affiancare a Mariah nel ruolo del suo amante in modo tale da aumentare la sua notorietà. L’idea funzionò e il suo nome cominciò ad essere più famigliare al pubblico.

Molte persone su internet si chiedevano chi fosse quel bellissimo ragazzo  nel video di Mariah e cominciarono a cercare notizie su di lui. Non erano sicuri di chi fosse e spesso veniva confuso con Hayden Cristensen o Channing Tatum. Ancora una volta il tema della sua provenienza razziale fu discussa tra gli utenti della rete notando che Wentworth come Mariah aveva origini multirazziali e si chiedevano se questo fosse stato il motivo per cui lui fu scelto per quel ruolo.

Wentworth fu poi scelto per apparire negli ultimi due episodi di “Joan of Arcadia” nel ruolo di Ryan Hunter, un personaggio demoniaco che anche parlava con Dio, come accadeva per la protagonista Joan. Ancora una volta come da destino, fu assunto nello show proprio alla fine quando la sopravvivenza dello show stesso era appesa ad un filo. Questa situazione era ormai comune per Wentworth dato che apparì in “Popular” negli ultimi episodi della stagione  prima che lo show venisse definitivamente cancellato dal palinsesto.

Intanto i video musicali di Mariah Carey erano divenuti molto popolari e anche l’apparizione in “Joan of Arcadia” aiutò ad aumentare la sua popolarità. In quello stesso periodo il network televisivo Fox aveva finalmente approvato la produzione di “Prison Break” e Wentworth partecipò inoltre al film “Stealth” come doppiatore. La sua voce infatti fu usata per EDI un’ intelligenza artificiale incorporata in un aereo militare Stealth. Per la preparazione a quel tipo di ruolo Wentworth fu ispirato da “2001 odissee nello spazio”.

In quello stesso periodo ha anche partecipato al primo episodio della prima stagione di “Ghost Whisperer” nel quale interpreta il sergente Paul Adams, un fantasma che chiede aiuto alla protagonista interpretata da Jennifer Love Hewitt  per contattare la sua famiglia. La stessa Jennifer Love Hewitt in una recente intervista dichiara: “Wentworth è pieno di talento ed è bellissimo. Ricorda un gentiluomo vecchio stile molto simile a Clark Gable. È l’unica persona che mi sarebbe  piaciuta avere come presenza fissa nello show” e si lamenta del fatto che sul set non ci sia stata una scena romantica tra i due perché lo avrebbe baciato molto volentieri. 

Mentre stava vivendo tutta questa esposizione mediatica lascia Los Angeles e si trasferisce a Chicago in una casa presa in affitto al Millennium Park, per iniziare il suo nuovo lavoro. È infatti Chicago la città scelta dalla produzione di Prison Break per le riprese dello show. La maggior parte delle scene girate in prigione nella prima stagione sono state effettuate nella ex prigione di stato dell’Illinois, la Joliet Prison, che dopo essere stata chiusa nel 2002, è diventata il set di Prison Break (2005) ed è stata ribattezzata Fox River Penitentiary. Si tratta della stessa prigione della scena iniziale del film The Blues Brothers.

Inizialmente la promozione dello show sembrava fiacca  ma poi finalmente prese il via con cartelloni pubblicitari, pubblicità televisive e video promozionali vari. Nuovamente Wentworth era sotto gli occhi di tutti ma questa volta era lui la star dello show.

Nelle interviste rilasciate per la promozione di Prison Break i giornalisti iniziarono a porre domande più personali come ad esempio se era sposato o se era single. Nell’agosto 2005 disse: “La mia regola è trovare qualcuno che ha entrambi i piedi per terra. La fidanzata ideale dovrebbe essere qualcuno che lavora anche nel mio stesso campo ma che comprende le mie esigenze e che mi sostenga ma che allo stesso tempo mi aiuti a tenere i piedi per terra e ricordarmi chi sono veramente”.

Gli posero domande anche sulla sua personalità e lui rispose: “Sono una persona noiosa. Vado in biblioteca, mi piace molto leggere, mangio da Subway (catena di fast food). Quando ho bisogno di acquistare delle mutande vado da Gap” (catena di abbigliamento a modici prezzi, tipo Benetton, Oviesse per intenderci). “Sono letteralmente dietro le sbarre per cinque giorni a settimana”, quando ha un po’ di tempo si dedica alla scrittura di copioni per un possibile film che spera di mettere in pratica in futuro. Impegna i weekend uscendo a cena con gli amici. Rispondendo alla domanda se in futuro vorrebbe prendere parte ad una commedia risponde di non credere di essere così divertente e se lo hanno considerato come tale, non lo ha fatto certo di proposito.

Quando finalmente il primo episodio di Prison Break andò in onda sulla Fox il 29 agosto 2005, la sua popolarità andò alle stelle. La maggior parte della critica ancora una volta scrisse di lui come un attore adatto per la parte e che finalmente questo ruolo gli avrebbe permesso di sfondare. I dati di ascolto erano molto alti, i più alti che la Fox avesse mai avuto dal 1998. Temporaneamente la critica fu spietata per il film Stealth, per il quale Wentworth aveva lavorato come doppiatore. Alcuni critici misero in discussione il suo lavoro, altri invece lo elogiarono in quanto il suo doppiaggio ricordava molto quello di HAL nel film “2001 Odissee nello spazio”, il che fece piacere a Wentworth che ambiva proprio a quel tipo di doppiaggio.

Sin dalla trasmissione dei primi episodi dello show, il numero di fans che dichiaravano amore per lui incrementò esponenzialmente, tutte volevano scoprire dove vivesse, se avesse una fidanzata, dove lavorasse, volevano addirittura pedinarlo. Alcune riuscirono anche ad incontralo in alcuni eventi mondani principalmente organizzati dalla Fox. Chi lo ha conosciuto pensa sia dolce, timido, gentile e bellissimo. Altre ammiratrici che vivono troppo lontane e non hanno la possibilità di conoscerlo, vogliono sposarlo e avere figli da lui. Di certo le fans che lo seguono sono davvero numerosissime e molto particolari ed amano ironizzare spesso sul loro beniamino. Alcuni punti di riferimento internazionali sul web sono il sito ed il forum di “The First Church of Wentworth Miller”, dove con devozione quasi religiosa moltissime fans da tutto il mondo interagiscono tra loro e il blog più famoso su Wentworth è sicuramente “Wet For Went” dove fare dell’ironia su Miller e la sua vita è la parola d’ordine.

Ritornando a parlare di Prison Break, la stampa già guardava avanti per una possibile seconda stagione e criticavano la longevità dello show stesso, forse perché molti giornalisti limitandosi a leggere solo il titolo dello show e ipotizzando che la storia parli solo di un’evasione, si chiedevano quanto potesse ancora durare una serie tv di questo tipo. Infastidito da questa mentalità giornalistica, spesso nelle interviste Wentworth ricordava che i produttori esecutivi dello show erano persone ricche di talento e avevano già tracciato fin dall’inizio l’intera trama della seconda stagione.

La prima stagione di Prison Break si conclude con ottime aspettative, il produttore esecutivo Paul Sheuring al quale era stata affidata la produzione di soli 13 episodi, grazie al successo riscontrato ne produce invece 22.

La capacità recitativa e la presenza scenica fanno guadagnare dopo soltanto 13 episodi della prima stagione una nomination ai Golden Globe nel 2005 per Wentworth come Best Actor in a Dramatic Series (miglior attore in una serie drammatica). La concorrenza però è agguerrita quell’anno, nominati con lui ci sono Hugh Laurie (“Dr. House”), Kiefer Southerland (“24”), Patrick Dempsey (“Grey’s Anatomy”) e Matthew Fox (“Lost”). Sarà proprio Mr. Hugh Laurie ad aggiudicarsi meritatamente il premio per ben due anni di fila.

Sul fatto concreto di poter ricevere un premio così importante, Wentworth disse: “Se dicessi che come attore io non abbia il desidero di vincere prima o poi un premio importante, direi una grossa bugia”. Anche se non ne ha ancora vinto, per lui recitare è essenziale: “devi amare ciò che fai e devi averne di bisogno come l’aria. E non c’è nessun altra cosa che mi da lo stesso grado di soddisfazione come recitare, è per questo che non mi sono mai pentito di aver scelto questo lavoro.”

Nel frattempo Prison Break nominato ai “People Choice Awards”, vince nella categoria “Favorite New Television Drama”. Per quanto riguarda lo show, ben presto l’emittente Fox commissiona una seconda stagione di Prison Break nella quale la formula cambia. Gli evasi sopravvissuti dovranno affrontare una seconda stagione come fuggitivi, anche per questo motivo la location del set si sposta da Chicago a Dallas, in Texas, dove il clima e l’ambientazione risultano profondamente differenti.

Responses

  1. Volevo fare i complimenti alle moderatrici per l’impegno cn cui c hanno offerto la più dettagliata biografia di Went che s possa trovare sul Web!!! Si vede che è fatta cn amore e dedizione… e che vuole mostrare alla gente il lato VERO umano di questo meraviglioso ragazzo ricco di sani principi e valori umanitari che lo rendono UNICO!
    Ecco la risposta del perchè lo seguiamo ostinatamente, scaricando ogni sua foto, cercando ogni minima notizia sulla sua vita… la risposta sta nella sua vicenda biografica, nei sacrifici fatti, nei periodi difficili affrontati in nome del suo sogno: trovare se stesso nella recitazione, dedicarsi all’arte senza scendere a compromessi. Che ci sia d’esempio nel non arrenderci mai e nel provare cn tt le nostre forze a realizzare i nostri desideri, in un progetto esistenziale volto al perfezionamento, al perseguimento di un ideale, senza che periodi avversi ci portino a modificarlo e adeguare noi ai desideri! Bravo Wentworth, meriti tutto il successo che ti sei sudato studiando, facendo la gavetta, senza raccomandazioni o aiuti ma contando sulle tue uniche forze!^_^

  2. WOW!
    ho appena finito di leggere l’intera biografia…sono senza parole….ho sempre intuito che Went fosse una persona di un certo calibro ma non immaginavo quanto fosse realmente il suo spessore..beh ora lo so!…
    Grazie ragazze per aver pubblicato nei dettagli la sua storia!..è anche merito vostro se adesso sono più consapevole di ciò che è Went!

  3. finalmente ho soddisfatto le mie curiosità su chi e che cosa ha fatto questa meraviglia di ragazzo..

  4. E’ l’uomo dei miei sogni, c’è poco da fare!

  5. Ragazze mi complimento avete fatto un lavoro spettacolare e molto preciso, siete riuscite a soddisfare ogni mia curiosità!
    grazie continuate così.

    credo che rimarrò singol a vita perchè una persona come lui nn la troverò mai……e nn mi riferisco solo alla bellezza!

  6. molte grazie ragazze.. ottimo lavoro.. povero Went una vita del tutto difficile.. ma fortunatamente è riuscito ad inseguire il suo sogno.. spero che anche io prima o poi in un modo o nell’altro riuscirò A far parte del mondo dello spettacolo.. grazie ancora.. un bacio..

    ha ragione Francesca. persone come lui non esistono.. è unico..

  7. wow…splendido!!!

    Lui e una di quelle persone fantastiche…. Mi piace un sacco lui soprattutto …iinterpreta in modo fantastico nella serie di Prison Break!!!

    Stupendoo!!
    Chissa se un giorno ci incontreremo noi due…. hehe,magari…. e l’unico attore che mi ha colpito parecchio… nn so ke dire…..

    mmm….sei l’uomo della mia vita =) heehe…magari…

  8. wow…..bellissimo.
    Ho appena finito di leggere il tutto…è MAGNIFICO.
    GRAZIE1000.

  9. quant’è bello il mio piccolo genio!!!!è fantastico da ogni punto di vista….unitile definirlo a parole xk nn sarebbe mai abbastanza….loadoro!!!!!

  10. Nel telefilm eanche nella realta non sorride molto,ma quando lo fa s’illumina ,mi illumina,illumina qualunque posto sia.Io già lo adoravo ora letta questa biografia in cui lui parla di se e racconta cose della sua vita,e dell’approccio che ha con ciò che lo circonda mi sono innemmorata,lo giuro,ho visto su Anime db tutte e tre le serie e anche parte della 4 oggi c’è l’ultima ricomincia in primavera in america,li va in onda su Fox(america) il lunedi e giovedi è qui da noi grazie ad Anime db(non è una publicità lo dico per voi se siete fan di briso break,e anche altri telefilm,ci sono le serie intere)ho guardato “Prison”per una settimana di seguito.Sono veramente innammorata di Wen. e di Maic.Persona e personaggio,vai ragazzo che vai forte.I LOVE YOU MISTER WENTWORTH I LOVE YOU MS.MICAEL I LOVE YOU ANGEL OF EART,I LOVE YOU MAN.BYE BYE

  11. se mi piacessero gli uomini, sarebbe proprio il mio tipo ideale..

  12. La biografia è fatta molto bene, complimenti. Io ero interessata a sapere qualcosa in più su di lui è qua ho trovato moltissime informazioni. Bel lavoro. Wentworth è meraviglioso!!

  13. BELLISSIMO! Siete geniali,chiarezza unica nelle informazioni e tutto ciò mi porta ad amare ancora di più questo splendido uomo! EVVIVA Wentworth

  14. BELLISSIMO! Siete geniali,chiarezza unica nelle informazioni e tutto ciò mi porta ad amare ancora di più questo splendido uomo! EVVIVA Wentworth e tutte le sue fans!!!!! ^____^

  15. il senso della belleza dipende della natura della mente di ogni individuo, indipendentemente della qualita reale del ogetto admirato… il suo senso di belleza e cosi unico, profondo, irangiungibile, e resta un enigama, un universso tutto da scoprire.

  16. bellissima biografia e proprio un grande………grazie x avere creato questo bloog e bellissimo e molto interessante…….

  17. ero alla ricerca di qualche notizia su questo meraviglioso attore che purtroppo conosco da poco…non pensavo di trovare una biografia così dettagliata…davvero complimenti!!…:)…adesso che conosco la sua vita…mi piace anche più di prima:)

  18. Ciao!!Sono nuova e sono anch’io una grande fan di Went, che è bellissimo e grandioso!!!Ottima biografia:la più completa e dettagliata!Saluto a tutte

  19. ciao a tutti anke io sn una fan di milller è una persona stupenda e bellissima ,k darei x vederlo….cmq qst biografia è bellixima complimenti a chi la scritta ma i complimenti vanno soprattutto a lui k ha lottato x ottenere quel k voleva senza fermarsi davanti alle batoste…..miller sei un grande continua kosì vorrei vedere anke la quinta di prison break ma so k nn decidi tu vbb a presto

  20. Ragazze siete il TOP GUN, dei siti su W.M, magari poi ci raccontate il dopo, della biografia di Miller, fisicamente é un bello, ma come persona WOW!! si vede che e fatto de una buona pasta, dopo tutti quelli anni a fare fotocopie, io avrei mollato subito, ma lui é un grande, Grazie del vostro impegno, BRAVISSIME!!

  21. went sei una meraviglia di ragazzo! tu sei il “senso della mia vita”! bravissime ragazze per la biografia, ciao a tutte.

  22. Non credevo a me stessa per l’intensità di emozioni che ‘sto ragazzo mi continua a suscitare e non sono più una ragazzina. Però un pò mi consolo perchè vedo che siamo in molti a subire il fascino meraviglioso di Wentworth. Deve esser stato il destino perchè io l’ho scoperto solo quest’inizio d’estate, assolutamente per caso e poi….la passione.

  23. Questa sera alla ultime 2 puntate della IV serie ho pianto come una fontana……went è un attore pazzesco…..un bacio e spero a presto

  24. davvero uno spettacolo prison break, devo finire di comprare i cafanetti delle serie, da maschietto un pò me ne vergogno ma ho pianto anch’ioooooo!!! si insomma mi faccio coinvolgere soprattutto da alcune serie davvero fantastiche, e poi non c’erano migliori attori di quelli che l’han fatto per le rispettive interpretazioni(mia opinione), leggere la biografia di wentworth é stato davvero interessante, é una di quelle persone che sà davvero quanto possa essere incasinata la vita, si merita il meglio come attore, grande blog…

  25. Ciao a tutti sono venuta a conoscenza di Prison Break per caso affittando un dvd ,alla fine c’era il 1 episodio della serie così ho iniziato ad informarmi e poco tempo dopo hanno fatto il tv la replica della 1 serie.Mi sono affezionata tanto a Michael Scolfid il suo carattere l’amore per il fratello e la sua umanità con il prossimo, non poteva essere solo finzione, secondo me l’attore che interpretava il personaggio era un pò così anche nella realtà.Leggendo la sua biografia sono lieta di aver appreso che c’è del vero in quello che pensavo.E’ un grande uomo che nella vita a lottato per quello in cui crede e ha continuato a lottare anche se a volte tutto gli andava contro, lo ammiro per questo.Gli auguro di riuscire a realizzarsi nella vita come attore e come uomo. Mi dispiace solo che non ci sarà più la serie che ho seguito con tanto entusiasmo, grazie anche a l’autore della serie davvero un bel lavoro!Ciao a tutti!!!

  26. questo ragazzo è veramente eccezionale,lui si che si merita un oscar solo per il fatto che per arrivare dove è arrivato ci ha messo tutta la passione.
    Poi in prison break oltre ad essere bello è anche molto bravo compimenti veramente,lo stimo…. continua a credere in cio che pensi un bacione a tutti specialmente a wenworth….

  27. sei un figo della madonna!!!

  28. nessun commento. avete detto tutto. volevo solo dirvi avete visto il trailer di “the next three days”. ame sembra di averlo già visto. provate ad immaginare al posto di russel crowe michael scofield e al posto della moglie sara tancredi e avrete un’altra puntata (o unfinale diverso) di prisonbreak

  29. Grazie della biografia mi ha emozionata un ragazzo che ha sofferto che ha lottato e alla fine ce l’ha fatta bravo went vai avanti cosi ti seguiro’ sempre

  30. Ah il cast di pb e’ stato azzeccato mi manca ma continuo a vedere le repliche

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